La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale promossa dalle forze di centrodestra e ribattezzata con il nome di “Stabilicum”. Il testo ha ottenuto il via libera di Montecitorio con 227 voti favorevoli, 164 contrari e nessun astenuto. Prima del voto finale sul provvedimento, nei giorni scorsi l’Aula aveva già accordato la fiducia al governo su tre diversi articoli del testo.
L’approvazione giunge al termine di un iter parlamentare lungo e articolato, iniziato a febbraio di quest’anno proprio alla Camera. Dopo il primo passaggio a luglio, la riforma è approdata al Senato per una serie di modifiche ed è infine tornata a Montecitorio per la prova del nove conclusiva. Affinché lo “Stabilicum” diventi legge a tutti gli effetti, si attende ora la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
• Addio al “Rosatellum”: le ragioni del cambio di passo
Lo “Stabilicum” manderà definitivamente in pensione il “Rosatellum”, il sistema elettorale in vigore dal 2017 che prendeva il nome dal deputato Ettore Rosato (attualmente vicesegretario di Azione), tra i principali promotori della norma nove anni fa. La legge del 2017 ha guidato la consultazione delle elezioni politiche del 2018 e del 2022, ma da tempo le forze politiche dibattevano sulla necessità di superarne i limiti e le criticità emerse nel corso delle recenti legislature. Se per le forze di centrodestra il nuovo nome “Stabilicum” esprime la volontà di garantire che chi vince le elezioni possa governare con una maggioranza solida, le opposizioni hanno subito ribattezzato la misura col nome di “Melonellum”. Secondo diversi analisti politici, la nuova struttura incentiverà la formazione di coalizioni quanto più ampie possibile.
• Le novità della riforma nel dettaglio
La struttura dello “Stabilicum” è quella di un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso. Il meccanismo per la scelta degli eletti unisce le preferenze dei cittadini a capilista bloccati.
• Proporzionale con premio di maggioranza
L’impianto generale resta proporzionale su base circoscrizionale, con l’assegnazione dei seggi in proporzione ai voti ricevuti dalle liste. A questo si aggiunge un premio di governabilità pari a 105 parlamentari (70 deputati e 35 senatori) riservato alla coalizione o lista che ottiene il maggior numero di suffragi, a patto che superi la soglia del 42% dei voti. Qualora nessuna forza raggiunga tale quota, la ripartizione dei seggi seguirà le regole del proporzionale puro. Inoltre, viene stabilito un tetto massimo ai seggi ottenibili complessivamente dalla maggioranza (comprensivi di premio): non si potranno superare 220 deputati e 113 senatori.
• Candidato Premier e ritorno delle preferenze
La norma introduce l’obbligo di indicare il nome del candidato Premier da proporre al Quirinale al momento del deposito del contrassegno e del programma elettorale, pur precisando che il nome non comparirà direttamente sulla scheda. Sulla scheda i cittadini troveranno una lista di 7 nomi: in cima figurerà il capolista bloccato (graficamente staccato dagli altri), seguito da sei candidati per i quali sarà possibile esprimere fino a tre preferenze mediante la classica croce, rispettando l’alternanza di genere. Per quanto riguarda la rappresentanza di genere nelle candidature dei collegi uninominali, nessun sesso potrà superare il 60% dei candidati totali.
• Raccolta firme e soglie di sbarramento
Per le forze politiche non presenti in Parlamento sale nettamente il requisito per la presentazione delle liste: il numero minimo di firme per collegio passa da 1.500 a 6.000 sottoscrizioni. Restano invece esentati i partiti dotati di due gruppi parlamentari o che abbiano costituito almeno un gruppo entro il 31 dicembre 2025 (come Italia Viva e Azione). Per chi dispone di una singola componente in almeno uno dei rami del Parlamento (+Europa o FnV), la quota di firme da raccogliere resta quella attuale (tra 1.500 e 2.000). Per l’accesso alle Aule parlamentari vengono confermate le soglie di sbarramento già viste nel “Rosatellum”: 10% per le coalizioni e 3% per le singole liste (con meccanismo di ripescaggio per il miglior coalizzato). Nessun limite percentuale è invece richiesto per contribuire alla cifra elettorale nazionale ai fini del premio di maggioranza.
• Circoscrizione Estero, Fuorisede e Caregiver
La riforma riduce le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero: passano da 4 a 2 per la Camera (Europa ed extra Ue) e a una sola area per il Senato. Infine, si segnala un’importante novità sul fronte della partecipazione al voto: la riforma apre al voto per i fuorisede nel luogo di temporaneo domicilio (se presenti da almeno 9 mesi, o 3 mesi per ragioni di cure sanitarie), previa iscrizione in un apposito Albo entro determinati termini. Grazie a una modifica introdotta durante l’esame al Senato, questa facoltà viene garantita anche ai caregiver impegnati nell’assistenza a familiari o figli ricoverati fuori dalla propria regione di residenza.
