di Massimiliano Baglioni
Se ne va Emilio Fede, e con lui un pezzo d’Italia che non tornerà. Non era simpatico a tutti, anzi: era capace di farsi detestare con la stessa velocità con cui riusciva a bucare lo schermo. Ma era, piaccia o meno, un giornalista. Uno vero. Di quelli che fiutano la notizia prima ancora che accada.
Lo dimostrò durante la Prima Guerra del Golfo, quando riuscì a raccontare quel conflitto con una tempestività che oggi, in tempi di breaking news continue, sembra scontata, ma allora fu rivoluzionaria. Quella diretta lo consacrò: Emilio Fede non era solo un conduttore, era un animale da telecamera.
Il suo passato in RAI? Un’altalena di incarichi, ambizioni e frizioni. Luci e ombre, certo, ma anche lì la sua impronta restava: inconfondibile. Poi arrivò Berlusconi, e Fede trovò il suo destino. Nasceva Studio Aperto, primo TG delle reti Mediaset, che sdoganò un linguaggio nuovo: meno paludato, più veloce, più popolare. Un’eresia per i puristi, una benedizione per chi voleva un’informazione diversa.
E poi c’era quell’“amore” viscerale, quasi patologico, per Silvio Berlusconi. Difeso, idolatrato, protetto come fosse un Santo Protettore. Un legame che lo rese insieme fedele e ridicolo, ma che nessuno potrà mai dire non fosse sincero. Così come sincero fu quel suo refrain che lo rese celebre, il famigerato “che figura di m…”. Una frase che, in fondo, riassume la sua carriera: grande talento, grandi cadute, e la capacità di riderci sopra.
Di lui si diranno mille cose: l’uomo delle gaffe, il direttore cortigiano, il cronista impavido, il protagonista di scandali e processi. Tutto vero. Ma ridurre Emilio Fede a una macchietta sarebbe un errore: resta uno dei personaggi più controversi e insieme più influenti della televisione italiana. Uno che il mestiere del giornalista lo ha preso a morsi, e che non ha mai smesso di crederci, persino quando il mondo intero lo dava per finito.
“Il giornalismo – amava dire – è esserci. Non dopo, non domani. Adesso.”
E questo, nel bene e nel male, Emilio Fede lo è stato sempre: presente.