L’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità la mozione presentata da Rachele Mussolini, capogruppo di Forza Italia, contro l’uso non autorizzato di contenuti audiovisivi generati tramite intelligenza artificiale, noti come deepfake.
La mozione impegna il sindaco e la Giunta a predisporre un regolamento per tutelare il diritto dei cittadini residenti o presenti sul territorio capitolino a non vedere utilizzata, diffusa o manipolata senza esplicito consenso la propria immagine, voce o altri elementi identificativi mediante tecnologie di intelligenza artificiale.
Tra le misure previste vi sono l’istituzione di uno sportello pubblico dedicato alla segnalazione e gestione di contenuti deepfake lesivi, nonché campagne di sensibilizzazione rivolte a studenti, famiglie, operatori della comunicazione e cittadini. È inoltre prevista la creazione di un tavolo tecnico permanente sull’impatto dell’intelligenza artificiale in ambito urbano, con particolare attenzione alla tutela dell’identità e della dignità personale nel contesto digitale.
Nella nota diffusa dopo il voto, Mussolini ha ricordato che «il fenomeno dei deepfake ha generato nel 2024 un giro d’affari illegale superiore a 110 milioni di euro e ha subito una forte accelerazione nell’estate 2025, con gravi episodi che hanno coinvolto sia personaggi pubblici sia cittadini comuni, in particolare donne».
La mozione arriva a pochi giorni dall’entrata in vigore – avvenuta con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 25 settembre scorso – della Legge n. 132/2025, recante “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”. La norma, in vigore dal 10 ottobre, si affianca al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) con l’obiettivo di sostenere e promuovere lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale fondati su una visione antropocentrica e sui principi di trasparenza, responsabilità, equità e tutela dei diritti fondamentali.
Il provvedimento persegue un equilibrio tra le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e i rischi derivanti dal loro uso improprio, dannoso o, al contrario, dal loro sottoutilizzo.
Mentre l’AI Act definisce e introduce una prima classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale in base al grado di rischio, stabilendo divieti e obblighi per gli operatori a livello europeo, la legge italiana – riprendendo le definizioni eurounitarie di “sistema di intelligenza artificiale” (rilevante solo se “autonomo”, cioè progettato per prendere decisioni e intraprendere azioni in modo indipendente dall’operatore umano) – mira alla regolamentazione di ambiti specifici, tra cui sanità, lavoro, professioni intellettuali, pubblica amministrazione e giustizia.
Lo strumento prescelto è la delega al Governo, finalizzata all’adozione di decreti legislativi destinati a regolare materie tecniche di particolare complessità. Tali interventi dovranno essere in armonia con la normativa europea, per evitare sovrapposizioni o conflitti di disciplina.
D’altra parte, è la stessa Legge 132 a precisare, già all’articolo 1, che le sue disposizioni «si interpretano e si applicano conformemente al diritto dell’Unione europea», riaffermando così il principio di conformità e integrazione tra ordinamenti.
Gabriele Steri
