A poche settimane dalla scoperta della “lista stupri” al Liceo Giulio Cesare, un nuovo inquietante episodio di violenza di genere è emerso in un’altra scuola superiore di Roma: il Liceo Carducci, in via Asmara. La scoperta, avvenuta a meno di un chilometro e mezzo di distanza dal primo caso, conferma un allarmante schema di violenza e maschilismo che attraversa il tessuto scolastico della Capitale e dell’Italia intera.

La dinamica del ritrovamento al Liceo Carducci ricalca quella del Liceo Giulio Cesare, evidenziando una preoccupante vicinanza non solo geografica, ma anche nel modus operandi. La lista, scoperta sempre nel bagno degli alunni maschi, presentava il titolo altamente esplicativo “lista stupri” accompagnato dalla scritta “scrivete”; un vero e proprio invito a compilare di proprio pugno ciò che è, a tutti gli effetti, lo schema di un vergognoso atto criminale. La Rete degli studenti medi del Lazio ha denunciato, in aggiunta, che, sotto i tratti di pennarello nero poi cancellati, erano stati scritti i nomi di due specifiche studentesse, aggiungendo che questo episodio non è un evento isolato o un unicum, ma è, bensì, la concretizzazione di vari episodi di violenza verbale e machismo da parte di alcuni studenti, ma anche da parte di alcuni professori.

La denuncia evidenzia una cultura interna alla scuola che tollera, o addirittura fomenta, atteggiamenti sessisti, i quali spaziano dalla presa di posizione in avversione all’aborto e all’emancipazione lavorativa della donna, fino all’uso di insulti pesantemente denigratori contro le studentesse. Il collettivo Asmara, interno all’istituto Carducci, è intervenuto con velocità e fermezza, affermando che non è possibile aderire al patto accademico tra studenti e professori in un clima che prende sottogamba, denigra, sottovaluta e, talvolta, glorifica e incoraggia comportamenti e azioni deplorevoli nei confronti di una parte sostanziale del corpo alunni.

Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli studenti medi del Lazio, ha alzato il livello della critica, puntando il dito contro le istituzioni. La critica è rivolta al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alle istituzioni che, a suo dire, “abbandonano” gli studenti, negando la necessità di instaurare un’educazione sessuo-affettiva e al consenso all’interno delle scuole, i luoghi entro cui devono svilupparsi i cittadini del futuro e all’interno dei quali viene attivamente plasmato il vivere sociale. Nel frattempo proseguono le indagini sul caso del Giulio Cesare. I pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, e la procura per i Minori, coordinata da Giovanna Lebboroni, indagano per istigazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale, a carico di ignoti. La ripetizione del fenomeno solleva una questione di vitale importanza: la risposta istituzionale è adeguata alla gravità e alla diffusione del problema della misoginia nelle scuole?
Damiano Lalli