La Regione Lazio ha presentato oggi, mercoledì 22 aprile 2026, il nuovo Piano Rifiuti regionale che vede un investimento complessivo della Pisana di 60 milioni di euro attraverso i Fondi FESR 2021-2027. L’obiettivo è quello di innovare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, oltre ad ammodernare e creare nuove linee di trattamento e riciclo di materiali raccolti. Ma non solo, perché la stessa regione vuole anche finanziare interventi per ammodernare e potenziare gli impianti di riciclo. Il tutto dovrebbe portare a promuovere l’economia circolare. Nel complesso il Lazio presenta una carenza di impianti come discariche e termovalorizzatori che ha portato la regione a sviluppare una sorta di “dipendenza” dai conferimenti in impianti che si trovano fuori dal territorio e dunque oltre i confini regionali. In totale il Lazio smaltisce fuori regione circa 1 milione di tonnellate l’anno tra rifiuti indifferenziati e rifiuti differenziati.
Cosa prevede il nuovo Piano rifiuti
Il nuovo Piano Rifiuti varato dalla Regione Lazio, prevede che venga inglobato al suo interno anche il Piano di Gestione dei rifiuti di Roma Capitale che a sua volta era stato varato dal Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa cattolica. Dunque entrano nel Piano regionale anche i due biodigestori e le due piattaforme per il recupero di carta e plastica previsti da AMA e il termovalorizzatore che dovrebbe sorgere a Santa Palomba. Nel complesso il nuovo Piano supera la gestione precedente suddivisa in cinque ambiti provinciali e istituisce due nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) con l’obiettivo di raggiungere il 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e di ridurre del 6% i rifiuti. Il dato è complessivo ed è una media delle percentuali che la Regione pensa di raggiungere nei due ATO. Nel primo infatti, sono comprese tutte le quattro province ad eccezione della Capitale per 2,9 milioni complessivi di abitanti e si pensa di riuscire ad arrivare al 78% di raccolta differenziata, mentre il secondo è proprio l’ATO dedicato a Roma Capitale che fa da sola 2,8 milioni di abitanti e che dovrebbe arrivare al 68% di raccolta differenziata. Già nel 2028 si pensa di poter raggiungere il 68% di raccolta a livello regionale.
Gli investimenti della Regione Lazio
Come scritto in apertura, la Regione Lazio investirà 60 milioni nel nuovo Piano Rifiuti che sono così suddivisi: 21 milioni per interventi di ammodernamento e riconversione dell’impiantistica esistente e per il potenziamento delle attività di trattamento. Altri 19 milioni andranno alla realizzazione dei centri di raccolta e delle isole ecologiche, oltre che alle attività di compostaggio e auto compostaggio per i Comuni del Lazio e a Roma Capitale. In questi interventi viene ricompreso anche la riduzione della frazione organica. Restano 27 milioni, di cui 18 saranno destinati al potenziamento della raccolta differenziata nell’intero territorio regionale e i restanti 9 verranno dati come contributo ai Comuni che sostengono il peso della chiusura del ciclo dei rifiuti, con particolare riferimento ai territori dove ci sono discariche e termovalorizzatori. Nello specifico, il sostegno è riferito alla realizzazione di opere pubbliche di interesse locale che serviranno a potenziare la raccolta differenziata. Il contributo viene previsto dalla Regione anche in considerazione degli alti costi che prevedono questo tipo di interventi. Si tratta di un importo che potrà essere aumentato anche in base ad una norma inserita nell’ultimo bilancio regionale.
Lo sviluppo dei termovalorizzatori
Viene ritenuto un obiettivo fondamentale del nuovo Piano Rifiuti della Regione Lazio da raggiungere entro il 2028, quello dello sviluppo degli impianti che servirà a ridurre l’uso del conferimento in discarica. Nello specifico si parla di termovalorizzatori e l’attenzione dei cittadini viene posta in particolare su quello di Santa Palomba, prossimo alla realizzazione salvo sorprese. Proprio questo è posto al centro del Piano che comprende l’ATO 2 quello di Roma Capitale, mentre si parla anche della realizzazione di un altro impianto simile che dovrebbe servire l’ATO 1 e che dovrebbe sorgere a San Vittore nel Lazio in provincia di Frosinone. Il primo avrà una capacità di ricevere 600.000 tonnellate di rifiuti all’anno producendo 65 MW di energia elettrica, mentre il secondo ne tratterebbe 397.200. Restano poi le discariche che secondo quanto stilato dalla Regione dovrebbero accogliere 1,166 milioni di tonnellate di rifiuti nel quinquennio 2026/2031. Anche qui viene fatta una divisione a seconda degli ATO, nel primo infatti ce ne sono quattro, una per provincia eccetto Rieti e sono: Aprilia, Civitavecchia, Roccasecca e Viterbo che dovrebbero accogliere rispettivamente 940.742 m³, 400.000 m³, 450.000 m³ e 550.000 m³. L’ATO 2 invece prevede l’ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi all’interno della Città Metropolitana di Roma Capitale (dentro il perimetro dell’ATO 1) al fine di accogliere i rifiuti trattati dell’ATO 2 secondo il principio di prossimità. Questa operazione è diventata necessaria perché il Piano di Roma Capitale non ha previsto la discarica per la chiusura del ciclo all’interno dei confini della Città Eterna.
Gli impianti TBM/TMB e TM
Nel nuovo Piano Rifiuti del Lazio si parla poi della rete degli impianti di trattamento biologico-meccanico, meccanico-biologico e solo meccanico definiti uno “snodo cruciale di primo conferimento per la gestione dei rifiuti urbani indifferenziati nel Lazio”. Per questi impianti ci sarà una profonda transizione tecnologica e strategica nei prossimi cinque anni che porterà quelli TM a diventare TMB e lo farà attraverso la realizzazione di “biocelle”, linee di biostabilizzazione per trattare la frazione organica residua. Questo genere di impianti, nel 2023, ha ricevuto il 93,3% di rifiuti urbani indifferenziati e a questo aspetto, bisogna aggiungere che nel triennio 2022-2025 ci sono state chiusure e/o riduzioni che hanno interessato tre impianti: quello di Albano Laziale e i due di Malagrotta, con il primo riaperto ad ottobre 2024 a seguito dell’incendio che lo aveva colpito nel 2023 ma trattando solo biostabilizzazione e l’altro ancora chiuso e senza previsioni di ripristino, anch’esso a seguito di incendio, ma del giugno 2022. Ci sono poi i nuovi avvi, o impianti già partiti e che vedranno interessate alcune città del Lazio, come Guidonia Montecelio (attivo dal 2024), Castelforte (Latina) e Pomezia. Anche questi due sono attivi dal 2024 ed entrambi hanno avviato linee di biostabilizzazione operando a tutti gli effetti come TMB con la stessa Pomezia che ha anche collaudato un ampliamento a 380.000 tonnellate annue nel 2025. Infine Aprilia, con la discarica gestita dal gruppo Rida Ambiente che nel 2025 ha avuto un’autorizzazione per un nuovo impianto meccanico da realizzare per 495.000 tonnellate annue, di cui 165.000 per i rifiuti indifferenziati. Lo stesso impianto prevede anche di produrre il css-c, combustibile da rifiuti in End of Waste: la procedura tecnico-normativa (letteralmente “cessazione della qualifica di rifiuto”) permette a un rifiuto, sottoposto a operazioni di recupero, di cessare di essere tale per diventare un prodotto o materia prima seconda. In questo caso, buono per la valorizzazione energetica, ad esempio, nei cementifici. Poi c’è l’aspetto che riguarda Roma Capitale con il nuovo impianto di TMV che dovrebbe entrare in funzione nel 2028 e che dovrebbe accogliere i rifiuti indifferenziati. Si va invece verso la conversione per il riciclo per l’impianto di Rocca Cencia che al momento opera solo come trasparenza a seguito di ordinanza commissariale.
I criteri per individuare i nuovi impianti
Il nuovo Piano regionale dei Rifiuti stabilisce delle regole precise per individuare le aree idonee ad ospitare ogni singola tipologia di impianto. Regole che le Province e la Città Metropolitana di Roma dovranno recepire e trasformare in mappe territoriali specifiche entro un anno dall’approvazione di questo Piano. Tra queste rientrano le distanze minime da scuole, ospedali, ecc che operano come fattore escludente insieme alle aree in cui potrebbe esondare qualche fiume o che hanno vincoli paesaggistici, ecc. Ci sono poi Fattori di attenzione progettuale che richiedono approfondimenti tecnici specifici per valutare la reale fattibilità dell’opera e Fattori Preferenziale, caratteristiche che favoriscono l’insediamento dell’impianto, come la presenza di aree industriali dismesse, ecc.

