Il Parlamento europeo e i governi dell’Unione europea hanno raggiunto lo scorso martedì 19 maggio 2026 a Strasburgo un accordo politico per l’attuazione del cosiddetto “Turnberry deal”, il patto commerciale siglato la scorsa estate tra Bruxelles e Washington presso il resort scozzese del presidente statunitense Donald Trump. L’intesa prevede l’eliminazione dei dazi europei su centinaia di prodotti industriali e agricoli americani, mentre gli Stati Uniti manterrebbero una tariffa del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee dirette oltreoceano. Nelle ultime settimane Trump aveva accusato l’Unione europea di rallentare l’applicazione dell’accordo, fissando la data del 4 luglio come termine ultimo per evitare nuovi dazi.

Dopo lunghe trattative, Parlamento europeo e Stati Membri hanno però deciso di introdurre alcune condizioni aggiuntive rispetto al testo originario. Il nodo centrale riguarda i dazi statunitensi su acciaio e alluminio, che Bruxelles considera ancora un elemento critico nei rapporti commerciali transatlantici.

L’Eurocamera aveva tentato di ottenere una “Sunrise clause”, ovvero una clausola che subordinasse la sospensione dei dazi europei alla rimozione delle tariffe americane su acciaio e alluminio. La proposta è stata respinta dai governi nazionali, contrari a irrigidire il negoziato con Washington.

È stato comunque approvato un meccanismo di sospensione che consentirà all’Unione europea di reintrodurre tariffe qualora gli Stati Uniti non rispettassero gli impegni presi. Tuttavia, il ripristino dei dazi non sarà automatico: servirà una valutazione politica della Commissione europea e un successivo intervento legislativo.

Secondo il negoziatore del Parlamento europeo, Bernd Lange, Washington avrà tempo fino alla fine dell’anno per sospendere le tariffe sui derivati di acciaio e alluminio introdotte dopo la firma dell’accordo. In caso contrario, alcuni benefici commerciali potrebbero essere messi in discussione.

Il Commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha dichiarato che Bruxelles continuerà a chiedere agli Stati Uniti una piena applicazione “equa” dell’intesa. È stata respinta, invece, la richiesta del Parlamento di includere tra le possibili cause di sospensione dell’accordo eventuali minacce all’integrità territoriale dell’Unione, riferimento implicito alle dichiarazioni statunitensi sulla Groenlandia.

L’accordo avrà validità fino a dicembre 2029, garantendone così l’efficacia per tutta l’attuale presidenza Trump e oltre le prossime elezioni europee.

A cura di Rosaria Anna Gerardi