C’è un teatro che non ha bisogno di effetti speciali, di clamori o di sovrastrutture. Un teatro che parte dalle persone, dalle loro fragilità, dalle loro risate e da quella quotidianità che tutti conosciamo fin troppo bene. È quello che domenica pomeriggio ha animato il Teatro Testaccio di Roma con “Quell’ingrediente in più”, portato in scena dalla compagnia ReStart, nome che è già una dichiarazione d’intenti, quasi un manifesto.

Una compagnia quasi tutta al femminile – con l’eccezione dei due “coccolati”, si fa per dire, maschietti del gruppo – che riesce a costruire sul palco un microcosmo familiare credibile, vero, mai caricaturale. ReStart ci ricorda, senza retorica, quanto oggi il teatro abbia bisogno di ripartire davvero: ripartire dalle storie semplici, dall’empatia, dalla capacità di farci sentire meno soli. E loro, questo, lo fanno con naturalezza.

Sul palco, un cast affiatato e ben amalgamato composto da Sandra Pellegrino, Giancarla Barberio, Michela Cecchetti, Zuena Mattiussi, affiancate da Francesco Tirimacco, Diego Guerrieri e Tina Angrisani, dà vita a una coralità che funziona, sostenendo ritmo e credibilità della narrazione con grande equilibrio.

“Quell’ingrediente in più” racconta la famiglia della porta accanto: sorelle, figlie, nipoti che condividono spazi, sogni, problemi e quell’obiettivo comune che appartiene a molti, arrivare a fine mese senza perdere la dignità e, soprattutto, il sorriso.

Una commedia leggera solo in apparenza, che prende ritmo scena dopo scena, lasciando allo spettatore il tempo di entrare nella storia, di affezionarsi ai personaggi, fino ad arrivare al cuore del racconto. Ed è proprio lì che emerge quell’ingrediente in più che tutti possediamo, ma che troppo spesso lasciamo chiuso in dispensa: la capacità di mettersi in gioco. Quella forza silenziosa che non sempre “condisce” le nostre vite, ma che ne rappresenta l’essenza più autentica. Ripartire, appunto. Cadere, rialzarsi, cambiare prospettiva.

Non è un caso che, ai nostri microfoni, la regista Agata Perri abbia sottolineato come il senso profondo dello spettacolo sia proprio questo: il ripartire come atto necessario, umano, vitale. Un messaggio che arriva chiaro, senza mai diventare predica, accompagnato da risate sincere e da momenti di riflessione che restano addosso anche dopo l’ultimo applauso.

È stato un pomeriggio felice e sereno, fatto di comicità intelligente e di quella consapevolezza che la vita, nonostante le tante e troppe difficoltà che ci affliggono, va vissuta guardandosi negli occhi, mettendosi in gioco ogni giorno. Senza alibi. Bravi, bravi, bravi davvero e come scriveva Eduardo De Filippo, uno dei grandi maestri del nostro teatro: “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Sabato pomeriggio, al Teatro Testaccio, quelle idee hanno camminato forte. E nella direzione giusta.
Massimiliano Baglioni