La Russia risponde alla convocazione italiana inviando un incaricato d’affari invece dell’ambasciatore, un chiaro segnale di disinteresse diplomatico. La portavoce Zakharova, dopo aver collegato il crollo al sostegno all’Ucraina, rincara la dose: l’Italia dovrebbe “ricordare” che finanziare Kiev è un “crimine e un peccato”.
La grave emergenza del crollo parziale alla Torre dei Conti, nel cuore di Roma, si è rapidamente trasformata in un aspro incidente diplomatico tra Italia e Federazione Russa. A scatenare l’indignazione della Farnesina sono state le parole di Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, che aveva commentato l’accaduto in modo estremamente provocatorio, suggerendo che l’Italia è destinata a “crollare dall’economia alle torri” se continuerà a investire denaro nel sostegno economico e militare all’Ucraina.
La reazione del Ministero degli Esteri italiano è stata immediata e ferma. Il Ministro Antonio Tajani ha annunciato la convocazione di un rappresentante diplomatico russo per un richiamo formale, dichiarando in modo lapidario che “quando c’è una disgrazia non si può speculare”. L’Italia aveva definito le parole di Zakharova come “squallide” e un “abisso di volgarità”.
Tuttavia, Mosca ha risposto alla richiesta italiana con un palese atto di “snobismo diplomatico”: a recarsi alla Farnesina non sarà l’ambasciatore della Federazione Russa, ma il Ministro consigliere Mikhail Rossiyskiy, che svolge il ruolo di incaricato d’affari. Questa mossa, pur rispettando formalmente la convocazione, viene interpretata come un chiaro segnale del disinteresse russo ad abbassare i toni. Lungi dal fare un passo indietro, Mosca ha anzi rincarato la dose. Poche ore dopo l’annuncio della convocazione, Zakharova è tornata ad attaccare, affermando all’agenzia russa Tass che l’incontro alla Farnesina servirà a Mosca per “ricordare alla leadership italiana” che “sponsorizzare il regime terroristico di Kiev è un crimine e un peccato”.
Questo non è il primo, né il più isolato, episodio di frizione tra le due diplomazie nell’ultimo anno. Le relazioni formali sono segnate da una crescente tensione. Tutto ha avuto inizio il 5 febbraio, in seguito a un intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Università di Marsiglia, in cui l’aggressione russa all’Ucraina era stata paragonata agli atti del Terzo Reich. Zakharova aveva reagito accusando il Capo dello Stato di “invenzioni blasfeme”. In quell’occasione, la diplomazia italiana aveva già convocato l’ambasciatore russo per chiedere chiarimenti, segnando un precedente formale.
La tensione è cresciuta ulteriormente quando Mosca ha ampliato la sua cosiddetta “lista nera” includendo esponenti di primo piano della politica italiana. I ministri Guido Crosetto (Difesa) e Antonio Tajani (Esteri) sono stati definiti in un documento ufficiale del ministero degli Esteri russo come “esempi di manifestazione di russofobia”. L’Italia aveva nuovamente reagito convocando l’ambasciatore. Un altro fronte di scontro si è aperto il 23 luglio 2025, quando Zakharova aveva criticato l’annullamento del concerto del maestro d’orchestra Valery Gergiev alla Reggia di Caserta. La portavoce aveva definito l’annullamento una “campagna di persecuzione senza precedenti” contro la cultura russa, accusando le istituzioni italiane di deridere l’arte. L’ultimo episodio legato al crollo della Torre dei Conti non fa che esacerbare una crisi diplomatica che si trascina da mesi tra due Paesi separati da conflitti di interessi e rancori passati.
Damiano Lalli
