E’ un pareggio convincente, in termini di atteggiamento e qualità di gioco, quello ottenuto dalla Lazio contro l’Atalanta di Raffaele Palladino. Due a due il risultato finale con qualificazione rimandata alla partita di ritorno, che si giocherà a Bergamo tra più di un mese. Forse eccessiva la distanza temporale tra le due gare: questione da ascrivere, probabilmente, alla congestione dei calendari. Dopo un primo tempo piuttosto soporifero, la partita si accende nella seconda frazione di gioco. La Lazio passa subito in vantaggio tramite un letale inserimento di Dele-Bashiru, che fulmina la retroguardia orobica con un pallonetto di pregevole fattura. L’Atalanta, dal canto suo, non è certo squadra che si arrende alle prime difficoltà: infatti, dopo neanche cinque minuti, trova subito il pari grazie al goal di uno dei suoi uomini attualmente più in forma, Mario Pasalic. Ma le sorprese devono ancora venire. Il centravanti biancoceleste Boulaye Dia, entrato nei minuti finali al posto di Paolo Maldini, sfrutta un’indecisione difensiva proprio di Mario Pasalic, riportando così in vantaggio la formazione di Sarri. Con questa rete l’attaccante senegalese, a digiuno di realizzazioni da molte settimane ritrova, come da lui stesso sottolineato al termine della gara, autostima e fiducia nei propri mezzi. Peccato non sia sufficiente per vincere la partita: lo spirito indomito della bergamasca calcio rialza subito la testa e, complice una staffilata di Yunus Musah, fissa il risultato sul punteggio finale di due a due. Sarri e Palladino, allenatori delle rispettive squadre, sono famosi per i loro principi di gioco spettacolari ed appassionanti. Ancora una volta, i due tengono fede alla loro fama, mettendo in scena uno spettacolo calcistico fluido e piacevole da ammirare. Peccato, purtroppo, non poterne usufruirne allo stadio. Continua, a tal fine, la protesta dei tifosi laziali nei confronti della società, in particolar modo verso il presidente Claudio Lotito, reo, dal canto loro, di aver smantellato la squadra, con cessioni eccellenti, nel mercato invernale. Soprattutto, di non averli sostituiti con altrettanti giocatori in entrata di pari livello, abbandonando così Sarri e la squadra in una situazione di sconfortante indeterminatezza. Certo, ad onor del vero, la situazione è paradossale. Nessuno poteva aspettarsi, all’inizio del campionato, uno scenario così inquietante. La finale di Coppa Italia, al momento, rimane l’unica ancora di salvataggio di una stagione allo sbando. La domanda è: riuscirà la Lazio ad arrivare in fondo alla competizione? In realtà, gli interrogativi sarebbero molti altri; spetterebbe, a questo punto, un’assunzione collettiva di responsabilità da parte di tutti gli attori protagonisti, al fine di trasformare l’anno zero in una nuova ripartenza.

Roberto Incanti

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