Terza vittoria di fila per i biancocelesti di Maurizio Sarri. Una doppietta di Kenneth Taylor, arrivato nella sessione invernale di mercato ma già imprescindibile per gli schemi dell’allenatore toscano, spiana la strada verso un successo niente affatto banale in termini di fiducia ed autostima. La Lazio replica fedelmente l’approccio tattico alla partita fatto vedere già contro il Milan: narcotizzare la manovra avversaria nel primo tempo, per colpire nel secondo. Nei quarantacinque minuti iniziali, infatti, non succede quasi nulla; addirittura, l’unico tiro nello specchio della porta avversaria lo fa registrare proprio la Lazio con Marusic. La svolta arriva all’alba del secondo tempo: lo scellerato passaggio all’indietro di Dele-Bashiru costringe il portiere Motta al fallo da rigore. Ma il ragazzo ha talento e lo dimostra ipnotizzando Orsolini, conclamato specialista dei tiri dagli undici metri, neutralizzando il rigore e mantenendo così il risultato in parità. Dall’inferno al paradiso, a volte, è solo una questione di attimi. A questo punto, Kenneth Taylor, talento scuola Ajax, prende in mano la situazione indirizzando, con due prodezze, la partita verso una vittoria che consente alla Lazio di scavalcare in classifica proprio il Bologna. Nelle interviste a fine gara, il centrocampista olandese ammette candidamente che il primo goal è un merito da ascrivere anche alla fortuna, tramite una carambola avvenuta nei pressi dell’area di rigore avversaria, e che la cosa più importante è la vittoria della propria squadra più che la sua doppietta personale. Della serie: quando il talento incontra l’opportunità. Seneca, probabilmente, approverebbe. Era dalla fine del 2024, sembra passato un secolo, che la Lazio non vinceva tre partite di fila. In panchina c’era Marco Baroni e la squadra volava sulle ali dell’entusiasmo. Molta acqua è passata sotto i ponti; allo stato attuale, la situazione è molto diversa, ma ci sono, anche in questa stagione, spunti positivi sui quali lavorare per il futuro. Proviamo ad analizzarne alcuni. Il primo è la fase difensiva: 15 clean sheet su trenta partite, vale a dire una gara ogni due senza subire reti, non rappresenta un caso ma un dato di fatto; l’evoluzione, in termini di costruzione del gioco, verso una maggiore verticalizzazione, rappresenta un fattore di crescita e di maggiori opzioni al proprio arco per i ragazzi di Sarri. Non da ultimo occorre sottolineare, nell’anno della contestazione frontale nei confronti della presidenza, da parte della tifoseria organizzata, come il collante tra quest’ultima e la squadra, soprattutto nei confronti dell’allenatore si sia rivelata, in termini di storia ed identità, una risorsa di aspetto assolutamente non secondario. Il crocevia della stagione, vale a dire la semifinale di ritorno di coppa Italia contro l’Atalanta, sancirà il verdetto per il futuro.

Roberto Incanti

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